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“Si tratta del
secondo intervento di questo tipo effettuato in
Italia – spiega il professor Lavano – Il
primo è stato realizzato dall’équipe del Professor
Franzini, che per questo abbiamo invitato a
collaborare con noi”.
Il paziente era
stato sottoposto a tutte le terapie farmacologiche
e psicologiche indicate in caso di depressione
grave, oltre che all’impianto di un
neurostimolatore vagale, senza trarne
miglioramenti.
“Quando i nostri
psichiatri hanno confermato la diagnosi di
depressione maggiore grave farmacoresistente, è
stato lo stesso paziente a insistere per tentare
una terapia con la stimolazione cerebrale profonda
- racconta il professor Lavano, che
aggiunge - la neurostimolazione cerebrale profonda
è una pratica ormai consolidata per la cura di
malattie come Parkinson e distonia, ma ancora poco
diffusa per la cura della depressione grave
farmaco resistente”.
La stimolazione
cerebrale profonda consiste nell’applicazione
cronica di impulsi elettrici di bassa intensità e
di elevata frequenza in determinati punti
bersaglio del cervello. Per questo è necessario
l’impianto chirurgico di elettrodi collegati a un
generatore alimentato da una batteria posizionata
sottocute nel torace. Si può quindi parlare di
pacemaker cerebrale. Nel caso in esame gli
elettrodi sono stati impiantati in una area
cerebrale del giro del cingolo, denominata Cg-25,
che agli studi con RMN funzionale si è dimostrata
essere iperattiva nei pazienti con depressione
maggiore.
“Il vantaggio
di questa terapia –
sottolinea il
professor Lavano –
è la sua
reversibilità, al contrario del tradizionale
intervento chirurgico; infatti grazie alle ridotte
dimensioni del pacemaker cerebrale e alla sua
programmabilità, si può parlare veramente di
intervento mininvasivo e di assoluta
personalizzazione della terapia”.
Secondo
l’Organizzazione Mondiale della Sanità,
la depressione è la maggiore causa di invalidità
nel mondo e il tasso di siucidi tra coloro che non
trovano giovamento nei comuni trattamenti
psicologici e farmacologici è elevato.
Soffre di
depressione circa il quindici percento della
popolazione europea, in forme più o meno severe,
con un costo sociale che ricopre circa il quaranta
percento della spesa totale per le malattie
mentali in Europa.
Il Prof. Lavano,
docente di Neurochirurgia presso la Facoltà di
Medicina e Chirurgia dell’Ateneo “Magna Graecia”
di Catanzaro, ha tenuto a precisare, con
soddisfazione, che interventi di questo tipo non
possono che portare ad un progressivo sviluppo
della ricerca scientifica in campo universitario e
della sanità in Calabria, evitando così
l’emigrazione di pazienti non solo verso altre
regioni italiane ma anche verso l’estero. Per
eventuali ulteriori informazioni: Cattedra di
Neurochirurgia, Segreteria Prof. Angelo Lavano,
tel. 09613647389, Fax 09613647092, e-mail
lavano@unicz.it
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